Le mura e le torri della fortezza di Lucera in cima a una collina con pini, sullo sfondo la pianura del Tavoliere e i Monti Dauni
Fortezza svevo-angioina di Lucera — Foto: Antonio Colatruglio · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Tra le gite in giornata che si possono fare partendo da Dimora Le Volte & La Pietra, Lucera è una delle più complete. In una sola città si attraversano quasi due millenni di storia: un anfiteatro romano dell'età di Augusto, la grande fortezza voluta prima da Federico II e poi dagli Angioini, una cattedrale gotica nata all'inizio del Trecento. Si raggiunge in auto attraversando il Tavoliere, e al rientro la sera ci si ritrova di nuovo sotto le volte in mattoni del proprio monolocale, in piazza ad Ascoli Satriano.

Una città sul Colle Albano

Lucera sorge su un'altura che domina la pianura di Capitanata, e questa posizione spiega buona parte della sua storia. Fu colonia romana, poi centro importante nel Medioevo, quando Federico II di Svevia vi trasferì le comunità musulmane provenienti dalla Sicilia, facendone il principale insediamento saraceno del Regno. Dopo la conquista angioina e la fine di quella comunità, voluta da Carlo II d'Angiò nel 1300, la città fu rifondata come città cristiana. Le tre tappe di questa giornata raccontano proprio questi passaggi.

La fortezza svevo-angioina

Il monumento simbolo di Lucera è la fortezza svevo-angioina, sul Colle Albano. Il primo nucleo fu il palatium fatto costruire da Federico II intorno al 1233, una residenza imperiale. Tra il 1269 e il 1283 Carlo I d'Angiò racchiuse il palazzo in una vasta cittadella militare: una cinta di circa 900 metri che abbraccia all'incirca otto ettari, scandita da 22 tra torri e speroni.

Le due torri più grandi sono circolari e hanno nomi che restano in mente: la Torre della Leonessa, alta circa 25 metri, e la Torre del Leone, intorno ai 15. Dentro le mura, del palazzo federiciano resta soprattutto il grande basamento, perché nel Settecento buona parte della struttura fu smontata e riutilizzata come materiale da costruzione. Quello che colpisce oggi è la scala dell'insieme: camminare lungo le mura dà la misura di quanto fosse importante questo presidio, e dall'alto lo sguardo corre sul Tavoliere fino ai rilievi dei Monti Dauni.

L'anfiteatro augusteo

Al margine orientale della città antica si trova l'anfiteatro augusteo, uno dei monumenti romani più notevoli della Puglia. Risale all'età di Augusto, tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo d.C., e fu donato alla comunità da un magistrato locale, Marco Vecilio Campo, secondo la pratica dell'evergetismo: chi aveva ricchezze e cariche pubbliche finanziava opere per tutti.

Le misure sono importanti: circa 130 metri di lunghezza per 95 di larghezza, con una capienza stimata tra 16.000 e 18.000 spettatori. L'arena si apriva con quattro accessi ricavati nel podio, e al centro è ancora leggibile il canale per la raccolta delle acque. L'anfiteatro è stato riportato alla luce con gli scavi iniziati negli anni Trenta del Novecento. Prima di partire conviene controllare sul sito del Ministero della Cultura se l'area è aperta e con quali modalità, perché in alcuni periodi l'accesso può essere sospeso per lavori.

La cattedrale di Santa Maria Assunta

Nel cuore del centro storico c'è la cattedrale di Santa Maria Assunta, basilica minore e monumento nazionale. Fu Carlo II d'Angiò a volerla subito dopo il 1300, secondo la tradizione sul luogo di un'antica moschea; i lavori si svolsero tra il 1302 e il 1317. Lo stile è il gotico angioino, con una facciata asimmetrica: a destra un campanile quadrato coronato da una lanterna ottagonale del Cinquecento, a sinistra una torre ottagonale.

All'interno, tre navate divise da pilastri, tre absidi gotiche e una copertura a capriate in legno danno un'impressione di sobrietà, accentuata dai restauri ottocenteschi che hanno eliminato gran parte delle aggiunte barocche. Vale la pena cercare la statua lignea trecentesca di Santa Maria Patrona, il pulpito del 1560, gli affreschi seicenteschi di Belisario Corenzio nelle absidi e il monumento funebre rinascimentale in marmo di un cavaliere rimasto senza nome.

Come organizzare la giornata

Un ordine pratico è partire dalla fortezza al mattino, quando la luce è più morbida e il caldo, d'estate, ancora sopportabile: il sito è all'aperto e si cammina parecchio. Poi si scende verso il centro storico per la cattedrale e le sue strade, e si chiude con l'anfiteatro, se aperto. Scarpe comode, acqua e un cappello sono utili soprattutto nei mesi caldi; in primavera e in autunno la gita è ancora più piacevole, con la campagna verde o appena arata intorno al colle.

Orari e modalità di visita dei singoli monumenti cambiano nel corso dell'anno: conviene verificarli prima di partire sui canali ufficiali del Comune di Lucera e del Ministero della Cultura.

Il rientro ad Ascoli Satriano

La sera si torna in un borgo più piccolo e raccolto, dove la storia è altrettanto antica. Chi soggiorna da noi ritrova i due monolocali al piano terra, con le volte in mattoni e la pietra a vista, l'aria condizionata nei giorni caldi e una cucina attrezzata per preparare una cena senza fretta. Il parcheggio gratuito nella piazza rende comodo partire e rientrare in auto, e il giorno dopo il Polo Museale dei Grifoni, a circa un chilometro, offre un ottimo confronto con quello che si è visto a Lucera: un'altra pagina della Daunia antica, a pochi passi da casa.

Dormire nel cuore di Ascoli Satriano

Dimora Le Volte & La Pietra: due monolocali con volte a crociera in mattoni e pietra a vista, in Piazza San Francesco d’Assisi.