Uliveto su un pendio con palme in primo piano e la pianura del Tavoliere che si estende fino all'orizzonte
uliveti e pianura del Tavoliere — Foto: codicillo · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Basta uscire dal centro di Ascoli Satriano e guardare verso la pianura per capire su cosa si regge l'agricoltura della Daunia: filari di vite, uliveti, campi di grano che si alternano fino all'orizzonte. Vino e olio sono due prodotti che raccontano il territorio meglio di qualsiasi guida. In questo articolo proviamo a mettere in ordine i nomi che incontrerete sulle etichette: il Nero di Troia, le denominazioni del vino della provincia di Foggia e l'olio extravergine Dauno DOP.

Nero di Troia: un vitigno con il nome di un paese

Il Nero di Troia, chiamato anche Uva di Troia, che è il nome più antico, è un vitigno a bacca nera originario della Puglia. Le sue origini non sono documentate con certezza, ma il legame con Troia, il borgo dei Monti Dauni noto per la sua cattedrale romanica, è quello più accreditato. Intorno al nome è fiorita anche una leggenda: l'eroe greco Diomede, dopo la guerra di Troia, avrebbe portato con sé le prime viti risalendo l'Adriatico. È un racconto affascinante, ma resta appunto una leggenda.

Oggi il vitigno è coltivato in buona parte della Daunia e nel nord della provincia di Bari, fino alla zona di Castel del Monte, dove ha anche una sua DOCG per la versione Riserva.

Che vino aspettarsi nel bicchiere

Il Nero di Troia dà vini di colore rubino molto intenso, quasi scuro, grazie all'abbondanza di sostanze coloranti nella buccia. Al naso e al palato ricorda spesso la mora e la liquirizia, con note speziate; il tannino è deciso e il carattere piuttosto austero, anche senza passaggi in legno. Per lungo tempo è stato usato soprattutto per dare corpo ad altri vini; negli ultimi decenni molte cantine hanno scelto di vinificarlo in purezza, e ha conquistato un pubblico più ampio.

A tavola sta bene con i piatti robusti della zona: la pasta al ragù della domenica, le carni alla brace, i formaggi stagionati come il caciocavallo.

Le denominazioni di origine della provincia di Foggia

Il Nero di Troia è il protagonista di diverse denominazioni. La più estesa è la DOC Tavoliere delle Puglie (o semplicemente Tavoliere), nella quale il rosso e il rosato devono contenere almeno il 65% di Nero di Troia. Nella vicina Cerignola, la DOC Rosso di Cerignola prevede anch'essa una quota prevalente di Uva di Troia, affiancata dal Negroamaro. Il vitigno è presente inoltre nella DOC San Severo, nella parte settentrionale del Tavoliere.

Leggere l'etichetta aiuta a orientarsi: denominazione, vitigno e annata dicono già molto di quello che si sta per assaggiare.

Cacc'e mmitte di Lucera, un nome da raccontare

Tra le denominazioni della Daunia, la più curiosa è il Cacc'e mmitte di Lucera, riconosciuto come DOC nel 1975 e prodotto nei comuni di Lucera, Biccari e Troia, con vigneti sul Tavoliere ai piedi dei Monti Dauni. È un rosso da uvaggio: l'Uva di Troia è affiancata da altre varietà a bacca nera e da una parte di uve bianche.

Il nome in dialetto viene spesso spiegato con la facilità di beva, ma l'origine è un'altra. Un tempo chi possedeva un palmento, la vasca in cui si pigiava l'uva, lo affittava a turno per una giornata: chi aveva finito toglieva il mosto (cacce) e il successivo metteva subito le sue uve (mmitte). Un nome che conserva la memoria di una vendemmia condivisa.

L'olio Dauno DOP e le sue quattro anime

Se il vino è il racconto delle colline e della pianura, l'olio è il filo che tiene insieme tutta la provincia. La denominazione Dauno DOP copre l'olio extravergine della provincia di Foggia e prevede obbligatoriamente una di quattro menzioni geografiche, ognuna legata a un paesaggio e a varietà di olive diverse:

  • Alto Tavoliere, dove domina la Peranzana;
  • Basso Tavoliere, con la Coratina che deve rappresentare almeno il 70% delle olive;
  • Gargano, terra dell'Ogliarola garganica su suoli calcarei;
  • Sub-Appennino, nella zona collinare, con Ogliarola, Coratina e Rotondella.

Assaggiare oli di menzioni diverse è un piccolo gioco che vale la pena fare: si passa da profumi più delicati a oli più amari e piccanti, segno di freschezza e di ricchezza di polifenoli.

Come portarsi a casa la Daunia

Una bottiglia di Nero di Troia o di Cacc'e mmitte e una latta di olio Dauno sono i ricordi più autentici di un soggiorno da queste parti. Il consiglio è di comprarli direttamente in zona, nelle cantine e nei frantoi della provincia, dove spesso è possibile chiedere un assaggio prima di scegliere.

Per chi soggiorna a Dimora Le Volte & La Pietra la cucina attrezzata degli appartamenti permette di provare subito l'olio nuovo su una fetta di pane, mentre il box auto, disponibile su richiesta, è comodo per chi rientra la sera con le bottiglie in macchina. E se volete approfondire, al momento dell'accoglienza potete chiedere ai titolari qualche consiglio su come muovervi tra le zone del vino della provincia.

Una cucina tutta vostra, sotto le volte

Entrambi gli appartamenti hanno piano a induzione, friggitrice ad aria e macchina del caffè: per assaggiare la Daunia anche a casa.