Ci sono modi di dire che usiamo senza pensare alla loro origine. "Vittoria di Pirro" è uno di questi: indica un successo ottenuto a un prezzo così alto da somigliare a una sconfitta. Pochi sanno che l'espressione nasce da una battaglia combattuta nella pianura di Ausculum, l'antico nome di Ascoli Satriano, nel 279 a.C. Chi soggiorna in paese ha davanti agli occhi lo stesso paesaggio in cui si scontrarono due degli eserciti più potenti del Mediterraneo di allora.
Pirro, il re chiamato da Taranto
All'inizio del III secolo a.C. Roma stava estendendo il suo controllo sull'Italia meridionale. Taranto, la più ricca delle città greche della Magna Grecia, entrò in conflitto con i Romani e chiese aiuto a Pirro, re dell'Epiro, una regione corrispondente in parte all'attuale Grecia nord-occidentale. Pirro era considerato uno dei migliori generali del suo tempo e sbarcò in Italia con un esercito di tipo ellenistico: la falange di fanti armati di lunghe lance, la cavalleria e, novità assoluta per i Romani, gli elefanti da guerra.
Il primo scontro avvenne a Eraclea, nel 280 a.C., e si concluse con una vittoria del re, ma con perdite pesanti anche nelle sue file. L'anno seguente i due eserciti si ritrovarono in Apulia, nei pressi di Ausculum.
Due eserciti nella pianura del Carapelle
Secondo le ricostruzioni, lo scontro si svolse nella pianura attraversata dal Carapelle, il corso d'acqua che scorre ancora oggi sotto il borgo. I Romani erano guidati dai consoli Publio Decio Mure e Publio Sulpicio Saverrione; con Pirro combattevano Tarantini, Sanniti e altri alleati italici. Le fonti parlano di forze imponenti da entrambe le parti, nell'ordine delle decine di migliaia di uomini.
I Romani avevano imparato la lezione di Eraclea e si erano preparati agli elefanti. Lo storico greco Dionigi di Alicarnasso descrive centinaia di carri speciali, armati di pali e lame e carichi di arcieri e frombolieri, pensati proprio per contrastare quegli animali che avevano terrorizzato le legioni l'anno prima.
Come andò lo scontro
Il racconto più famoso è quello di Plutarco, nella sua Vita di Pirro. Secondo lui la battaglia durò due giorni. Nel primo il terreno accidentato, con boschi e corsi d'acqua, impedì alla falange e agli elefanti di dispiegarsi, e lo scontro restò incerto fino a sera. Il giorno dopo Pirro occupò in anticipo le posizioni difficili e costrinse i Romani a battersi in pianura, dove la falange poteva manovrare. Gli elefanti ruppero infine le linee nemiche e i Romani si ritirarono nel loro accampamento. Lo stesso Pirro fu ferito da un giavellotto.
Non tutte le fonti antiche concordano. Dionigi di Alicarnasso descrive un'unica giornata di combattimento e un esito meno netto; anche lo storico Cassio Dione racconta la battaglia in modo diverso. Al console Decio Mure la tradizione attribuisce la devotio, il rito con cui un comandante romano offriva la propria vita agli dèi in cambio della vittoria, come avevano fatto prima di lui il padre e il nonno: un dettaglio su cui gli storici moderni restano prudenti.
"Un'altra vittoria così e siamo perduti"
Plutarco riporta anche i numeri delle perdite, citando due fonti: lo storico Ieronimo di Cardia, che parlava di circa seimila caduti romani, e le memorie dello stesso Pirro, secondo cui le sue perdite furono 3.505 uomini. Il punto non era il conteggio, ma chi fossero i caduti. Pirro aveva perso gran parte dei comandanti e degli amici più fidati arrivati con lui dall'Epiro, uomini che non poteva sostituire. Roma, invece, poteva contare su riserve di uomini che sembravano inesauribili.
Fu allora che, a chi si congratulava con lui per il successo, il re avrebbe risposto con la frase rimasta celebre: se avessero vinto un'altra battaglia contro i Romani, sarebbero stati completamente rovinati. Da qui è nata l'espressione "vittoria di Pirro", entrata nell'italiano e in molte altre lingue europee.
Che cosa accadde dopo
Il successo di Ausculum non cambiò le sorti della guerra. Le città alleate di Roma non si ribellarono e Pirro, invece di insistere in Italia, accettò l'invito delle città greche di Sicilia a combattere contro Cartagine. Tornato sulla penisola, fu fermato dai Romani nel 275 a.C. presso Benevento e rientrò definitivamente in Grecia. Pochi anni dopo Roma controllava l'intera Italia meridionale.
Ausculum oggi: un paesaggio da leggere
Non esiste un monumento sul campo di battaglia, e la sua posizione precisa è ancora discussa dagli studiosi. Ma guardando la valle del Carapelle dall'alto del borgo, o passeggiando verso il Ponte Romano, circa 4 km dal centro, è facile immaginare gli accampamenti e le colonne in marcia. Il Polo Museale dei Grifoni, a circa 1 km dalla struttura, aiuta poi a capire chi erano i Dauni che abitavano queste terre prima e durante l'arrivo di Roma. Al rientro in piazza, sotto le volte di Dimora Le Volte & La Pietra, la storia di Pirro diventa un ottimo argomento per la conversazione della sera.
Dormire nel cuore di Ascoli Satriano
Dimora Le Volte & La Pietra: due monolocali con volte a crociera in mattoni e pietra a vista, in Piazza San Francesco d’Assisi.